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PAOLO MENGHINI

Primario di neonatologia e pediatria a Treviglio

novembre 2019

Paolo Menghini, primario di neonatologia e pediatria all’ospedale di Treviglio-Caravaggio, ci ha raccontato il suo percorso professionale, dalla sua entrata al Papa Giovanni di Bergamo, fino al ruolo che oggi riveste, parlandoci di questa importante struttura con tutte le sue problematiche ma anche della voglia di progettare e di non fermarsi, di chi con amore e passione porta avanti la sua professione.
Come ha cominciato la sua carriera di medico?
Ho cominciato nel 1989, entrando come studente volontario all’ospedale di Bergamo diretto allora dal professor Angelo Colombo. Dall’89 sono sempre rimasto in patologia neonatale fino al febbraio di quest’anno, prima ai Riuniti e poi al nuovo ospedale di Bergamo, il Papa Giovanni. Nel 1990 mi sono laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano. Agli inizi, dopo un breve periodo in cui ho lavorato come guardia medica e sostituto di medicina generale sul territorio, nel 1992 sono stato assunto in ospedale, nel ‘94 ho preso la specializzazione in Pediatria e nel ’96 in Neonatologia.Nel corso degli anni mi sono specializzato nella gestione del neonato e del lattante, sviluppando la mia conoscenza delle tecniche di ventilazione convenzionale, dell’alta frequenza, dell’applicazione dell’ossido nitrico per vie inalatorie e dell’ipotermia applicata al neonato asfittico. Ho approfondito lo studio ecografico, dell’encefalo, dell’apparato urinario, dell’addome e del bacino in ambito neonatologico, grazie alla mia partecipazione come docente alla scuola nazionale di ecografia in pediatria SIUMB. Nel corso della mia carriera ospedaliera in Neonatologia ho inoltre maturato esperienza nella gestione del neonato sano e critico in sala parto ed in TIN, sviluppando  competenze fondamentali nella stabilizzazione del paziente chirurgico (pre e post intervento), del neonato con patologia del metabolismo, nell’inserzione e gestione dei cateteri centrali e periferici anche in ecoguida e nell’utilizzo di tecnologie innovative quali CFM, HeRo duet ed Icon. Di pari passo ho ampliato le mie conoscienze nell’applicazione dei respiratori per la ventilazione convenzionale, in alta frequenza (HFO) in associazione con l’utilizzo di osssido nitrico per via inalatoria. Una tecnica che ho approfondito è infine l’ECMO (Sistema di Ossigenazione Extracorporea Transmembrana) che viene applicata nei bambini con insulto polmonare grave e transitorio. In questo caso, la procedura consiste nel prelevare  tramite un sistema di cannule il sangue del paziente per poi reimmetterlo, opportunatamente ossigenato e riscaldato. (Leggi l'intervista completa nel numero di novembre)

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