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Economia

LA PROVINCIA

Rossi: Orio sia compatibile con i territori e non venderò le quote di Sacbo

novembre 2014

Matteo Rossi, 37 anni, è il nuovo presidente della Provincia di Bergamo. E da subito si è messo al lavoro: la scrivania del suo ufficio di via Tasso (dove non compare più la famigerata motosega, verrà ripristinata la foto del Presidente della Repubblica e ha fatto il suo ingresso una nave fatta con le costruzioni, regalo di un bimbo speciale) è già piena di carte, dossier, nodi da sciogliere. Il tutto nell’ambito della riforma degli enti provinciali. Il nostro mensile l’ha intervistato, chiedendogli cosa intenderà fare su alcuni temi determinanti per il territorio bergamasco: infrastrutture (aeroporto, ma non solo), lavoro, formazione, società partecipate, dialogo con sindaci e cittadini.
Rossi, come ha passato questi primi giorni alla guida della Provincia di Bergamo?
Un bel casino (dice ridendo). A parte gli scherzi, la prima impressione è che vi sono tante persone e soggetti che aspettavano un’interlocuzione: li sto incontrando a ritmo di 7-8 appuntamenti al giorno. La mattina lavoro e dalle 14.30 sono qui, fino a quando serve. Su cosa ho messo la testa da subito: in primis la variante di Zogno. Il 14 Regione Lombardia dovrebbe deliberare in questo senso e quindi qualcosa si sbloccherà a breve. In secondo luogo la frana di Serina: su questo problema ci siamo ripresi un ruolo come Provincia, anche questo tra le cause dei ritardi. Infine, abbiamo schierato l’ente a fianco dei Comuni per quanto riguarda i bandi regionali per l’attrattività in vista di Expo. A livello di stile, ho voluto dare ai dipendenti un messaggio di valorizzazione e tranquillità, usando con tutti lo strumento del dialogo e della disponibilità: il concetto chiave è che ci si salva tutti insieme.
A proposito dei dipendenti, la Provincia di Bergamo ne ha attualmente 600. Numeri da azienda di medio-grandi dimensioni: ci saranno tagli?
Nei mesi che abbiamo alle spalle ci sono stati grandi annunci relativi a esuberi ingiustificati e qualcosa si è rotto. Ho voluto ripartire dal dialogo con le rappresentanze sindacali, insediando un gruppo di lavoro con la parte politica, i dirigenti e i sindacati stessi. I punti su cui sono fermo sono il mantenimento dei rapporti con Regione Lombardia, per quanto riguarda le deleghe, la riorganizzazione del lavoro dei dipendenti orientandolo verso i territori: la richiesta principale che mi è arrivata dai sindaci è quella del dialogo e della semplificazione delle relazioni. AI dipendenti ho detto: è lì che dovete tenere rivolto lo sguardo, ai territori. Infine, se ci dovesse registrare la possibilità della mobilità per alcuni dipendenti, sono disposto a valutare anche questo aspetto. Ma il tutto in un clima di massima collaborazione. Pensi che anche solo il fatto di aver tolto la motosega aveva creato qualche preoccupazione.
Il centrosinistra, prima di lei, non era mai riuscito a conquistare la Provincia di Bergamo, che per anni è stata sinonimo di Lega e Pdl. E’ cambiato qualcosa, al di là della riforma, dal punto di vista politico?
Sono cambiate due cose: la leadership di Renzi ci ha aperto spazi di interlocuzione con mondi prima impossibili da raggiungere. In secondo luogo abbiamo ottenuto importanti vittorie nei territori (Bergamo, ma anche Dalmine e Romano di Lombardia) oltre a poter contare su decine di amministrazioni in piccoli e medi comuni. Questi numeri ci hanno permesso di poter giocare la partita e poi di vincere. Infine, la proposta politica, quella che chiamo “fase costituente”: ha permesso che intercettassi un consenso superiore a quello della lista degli amministratori di centrosinistra.
La Provincia di Bergamo detiene partecipazioni importanti in un lungo elenco di società, le cosiddette partecipate. Come si muoverà in questo senso?
Abbiamo espresso parere favorevole all’opera di riordino allora intrapresa dal presidente Pirovano. Sto incontrando uno per uno gli attuali amministratori, ma non ho l’ansia di chiedere alle persone di cambiare posto. Detto questo, ci sono alcune situazioni, come Abm, che dobbiamo affrontare in fretta: l’ipotesi fusione con Uniacque è importante, altrimenti il rischio di lasciarla al suo destino significherebbe la certezza di far ricadere i problemi economici di questa società sul bilancio dell’ente, con conseguente dissesto.
Una di questa partecipazioni riguarda Sacbo. Più volte si è ventilata la cessione delle quote della Provincia: le venderà?
Credo fermamente nella logica del patto di sindacato e sono intenzionato a non ridurre il peso della Provincia dentro Sacbo.
Nel frattempo i comitati aeroportuali si sono già rivolti a lei. Cosa gli dirà?
Sulla questione aeroportuale a noi compete una responsabilità in più. Sacbo è un elemento imprescindibile per lo sviluppo del territorio bergamasco, ma un azienda è tanto più competitiva quanto più è compatibile con il territorio a cui appartiene. I temi del diritto alla salute e a notti tranquille fanno parte di una strategia di compatibilità che prevede lo spostamento verso est (Montichiari) dei voli cargo e courier. Credo sia la strategia giusta e alla gente bisogna dire entro quando questo accadrà: per questo motivo proseguirò l’interlocuzione con i sindaci dei dintorni dell’aeroporto, così come con i comitati, con cui affronterò una per una le questioni sul tavolo.
Sempre in tema di infrastrutture, cosa intende fare in merito all’autostrada Bergamo-Treviglio?
Come prima cosa è necessario riaprire il dialogo con i Comuni: non possono esistere, a mio giudizio, infrastrutture calate dall’alto. Detto questo, occorre senza dubbio snellire il collegamento tra il capoluogo e la seconda città della provincia, ma bisogna farlo avendo in mente la riduzione del consumo di suolo prevista dall’amministrazione. Non dimentichiamoci, inoltre, che qualsiasi infrastruttura di quel tipo va ragionata alla luce di Brebemi e dei relativi tempi di completamento, per non parlare della Pedemontana.
Che ne sarà, invece, di Abf, l’Agenzia Bergamasca Formazione? Lei lavora per una diretta concorrente, la Engim Lombardia…
Non ho comunque ruoli dirigenziali, sono un normale lavoratore. Ho dato però mandato agli uffici di verificare qualsiasi atto con eventuale conflitto di interessi, in un’ottica di massima trasparenza. Detto questo, credo che occorra investire alla grande sulla formazione professionale. Il che significa investire sul sapere manifatturiero, consolidare elementi di conoscenza tecnografica, scientifica, di marketing internazionale. Per questo motivo punto a far dialogare l’Agenzia con il mondo delle imprese e dell’università, per far andare la formazione professionale nella direzione che tutti auspichiamo.
La Provincia ha anche competenze dirette sui centri per l’impiego. Cosa può fare via Tasso riguardo al tema del lavoro, specialmente per i giovani?
Manterrò la delega sul lavoro, insieme a quella sulla Pari Opportunità. Credo che sui Centri per l’impiego possiamo fare diverse cose, ma bisogna vedere come andrà a finire la discussione sul Jobs Act. Al di là di questo, però, bisogna far incrociare domanda e offerta e aiutare i territori a fare sistema: le parti sociali lo chiedono da tempo. Come Provincia possiamo discutere su come fare sistema e su come generare valore: l’ente deve essere di aiuto al territorio per essere più competitivo. Per questo motivo occorre andare sparati sulla green economy e sui bandi europei: il tessuto bergamasco delle Pmi, grazie all’intuizione di tanti imprenditori, sono già preparate su questo fronte e sono pronte. La Settimana dell’Energia è la dimostrazione che il sistema industriale orobico ha scommesso su queste opportunità prima ancora della politica.
Il sindaco Gori è entrato anche in consiglio provinciale e avrà la delega alla Città metropolitana. Non teme che possa oscurarla?
Non avrà soltanto la delega all’area vasta, ma anche quelle relative a Expo, al marketing territoriale e al turismo. Ben venga che il sindaco di Bergamo voglia occuparsi della Provincia: sono stato io il primo a chiederglielo e ritengo un’idea stramba quella secondo cui Città e Provincia debbono essere totalmente separate. Io non ho dunque ansie di visibilità e credo ciecamente nel gioco di squadra: per questo con Gori c’è un patto di ferro sulle cose da fare.
Qualcuno sostiene che abbia assunto uno stile “bettoniano” per l’utilizzo del bergamasco. Conferma?
Non sono di certo un fighetto di sinistra, ma una persona che ama la cultura popolare e che parla il dialetto: come mi vedete, sono. Quando Bettoni era presidente della Provincia, ossia quasi 15 anni fa, io avevo 22 anni. Un’altra epoca, anche dal punto di vista delle risorse.

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